Lo stalking che meraviglia ancora

 

Tutti delitti che potevano essere evitati Ieri Angelino Alfano ha dichiarato che ci sono stati 9.116 denunce per stalking dal primo agosto 2012 al 31 luglio 2013. Oggi altri due casi uno a Verona e l’altro a Gioia Tauro. Fatta la legge sulle molestie di qualsiasi tipo per proteggere le donne. Perchè le donne sono quelle che subiscono stalking addirittura il 70% dei 9.116 casi denunciati + i due casi di oggi. Facendo due conti sono oltre 5.600 le donne vittime. Qui di seguito elencate le tipologie:
– abusate
– costrette al delitto
– morte ammazzate, spesso dall’uomo che amano
– stuprate
– violentate
– usate
– tenute segregate in casa
– prostituite
– picchiate
– mal pagate
– sfruttate
– depredate dai figli
– considerate come un oggetto
– maltrattate dai figli
– costrette a mantenere con la pensione intere famiglie
– usate come scudi umani
– costrette a rapporti sessuali contro la loro volontà (fidanzati-mariti-amanti-parenti)
Questi sono una parte delle angherie subite dalle donne, senza togliere valore o sminuire la violenza psicologica che è la più subdola, quella che non si vede, esercitata sulla donna per poterla completamente dominare per averne il possesso assoluto.
Quante delle 5600 e passa donne vittime sapevano che esiste una legge che le protegge contro lo stalking? Quante sono state ascoltate da un vicino? Quanti vicini sentivano quotidianamente le grida di aiuto o le percosse subite da una donna aldilà del muro? Quante si sono rivolte alle autorità? Quante sono state aiutate dalle comunità religiose di qualsiasi credo? Quante sono state ascoltate dai parenti? Quante si vergognavano di parlare?
Qui Italia – agosto 2013 – MENO 5600 e più.

Una tonnellata di pesce avariato

Pesci e molluschi avariati: sequestrati quasi 1000kg tra Japigia e Santo Spirito Controlli sulla filiera della pesca da parte della Guardia costiera di Bari. Con il fermo biologico in atto, secondo le indicazioni dettate dal Governo, non mancano nella nostra città i casi di truffe alimentari riguardanti i prodotti ittici. Nel corso di una verifica ispettiva sulla filiera della pesca finalizzata alla tutela del consumatore, condotta nella mattinata di ieri a Japigia da militari specializzati del Nucleo di polizia giudiziaria della Guardia costiera di Bari, sono state rinvenute all’interno di un locale notevoli quantità di prodotti ittici di varia natura (calamari interi e lavorati, spigole, orate, sogliole, triglie sgombri, merluzzi e polpi sottomisura), sia congelati che freschi giudicato in cattivo stato di conservazione e di incerta provenienza, privi di qualsivoglia documentazione atta ad attestarne la tracciabilità.
Il deposito, nel quale veniva effettuato lo stoccaggio e la lavorazione di prodotto ittico destinato ad essere commercializzato illegalmente, era tenuto in pessime condizioni igienico sanitarie ed era privo di ogni autorizzazione sanitaria. In relazione allo stato di insalubrità riscontrato ed ai possibili effetti nocivi per la salute, nonché allo scopo di impedire la continuazione di un’attività illegale, i militari hanno effettuato il sequestro penale del locale, delle attrezzature utilizzate per l’esercizio dell’attività e di circa 500 Kg. di prodotti ittici.
Il titolare è stato denunciato, a piede libero, all’Autorità Giudiziaria per commercio di alimenti in cattivo stato di conservazione, fattispecie penale che contempla una tutela  particolarmente intensa ed “avanzata” del consumatore, mirando a punire non soltanto le ipotesi di effettivo e concreto deterioramento del prodotto, ma anche il semplice pericolo che la sua cattiva conservazione possa alterarne o deteriorane le qualità organolettiche.
Nel corso di ulteriori verifiche, presso un centro di stabulazione nei pressi di  Santo Spirito, sono stati sequestrati circa 400 Kg. di prodotti ittici vari (vongole, cozze, ostriche ecc.) privi del prescritto bollo sanitario, e con la applicazione di sanzioni amministrative per un importo di 2000 Euro.

Contributo alloggiativo a Modugno

Siamo contenti di apprendere che il responsabile del Servizio Servizi Sociali del comune di Modugno

ha svolto con competenza e celerità il compito del suo ufficio e che l’ambito sociale di zona non ha alcuna competenza in merito al procedimento per l’accesso al contributo regionale per l’integrazione al canone di locazione. Al contempo siamo spiacenti di non aver scritto l’articolo in maniera più semplice visto che la sua lettura dà adito ad una interpretazione certamente non voluta dall’autore. Nell’articolo non viene fatta alcuna valutazione sull’operato degli Uffici del Servizio Servizi Sociali di Modugno né tantomeno si imputa all’amministrazione comunale di Modugno, o di qualche altro comune in particolare, alcuna responsabilità diretta. L’articolista ha riportato la dichiarazione, che ha “certamente” reso il consigliere regionale Peppino Longo al quale, semmai ci fosse qualche rimostranza da rivolgere, IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO P.O. Donato Martino può sicuramente rivolgersi.

 

Cordiali saluti

Giuseppe Oro – direttore responsabile Bari Sud Ovest

 

Modugno 08/08/2013

Si invia la nota del responsabile del Servizio 9 Servizi Sociali, indirizzata alla redazione di Bari Sud Ovest, riguardante il contributo integrativo al canone di locazione ex art. 11, L. 431/1998:

In data di ieri 6 agosto 2013, sul vostro sito web è stato pubblicato un articolo, riguardante il contributo di cui all’oggetto, che riporta una dichiarazione che avrebbe reso il consigliere regionale Peppino Longo.
Nella dichiarazione il medesimo riferisce che “il ritardo nell’erogare le somme non è dipeso dagli uffici regionali, ma a causa delle pratiche non complete trasmesse agli uffici di piano da uno o più comuni dell’ambito sociale di zona di cui fanno parte i comuni sopraelencati”.
Premesso che il procedimento per l’accesso al contributo regionale per l’integrazione al canone di locazione è istruito direttamente dai Comuni e che gli Ambiti Sociali di Zona non hanno alcuna competenza in merito, si precisa che la documentazione completa è stata trasmessa alla Regione Puglia in data 27/06/2013 prot. 32992, a seguito della approvazione definitiva della graduatoria dei beneficiari del contributo di che trattasi.
Con nota prot. n. 3115 del 27/06/2013, pubblicata sul sito web, la Regione ha invitato i Comuni a trasmettere, per le verifiche dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità regionale, una dichiarazione attestante l’esistenza di residui attivi sui quali riscuotere il contributo. A questo invito lo scrivente aveva già risposto con la determinazione n. 7 del 19/06/2013, nel cui dispositivo contabile si dava atto che gli accertamenti di entrata costituivano residui attivi del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012. In data 26/07/2013, tuttavia, con nota prot. 38050, inviava ulteriore attestazione autonoma come da richiesta formulata in data 27/06/2013.
Sentiti gli uffici regionali in data di ieri, si è appreso che il contributo regionale ordinario verrà erogato al più presto, mentre la premialità in favore dei Comuni che hanno cofinanziato il contributo, poiché iscritto in conto al bilancio regionale per l’esercizio finanziario 2013, non potrà essere riscosso prima della fine di quest’anno a causa dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità.
Preme sottolineare allo scrivente, infine, che la pubblicazione di notizie riportanti valutazioni sull’operato degli Uffici, stante il grave disagio socio economico dei cittadini e le pressioni che essi stanno esercitando sull’Amministrazione Comunale, non solo può danneggiare l’immagine di questo Comune ma accresce anche le tensioni tra gli utenti e non contribuisce a rasserenare il clima di lavoro nel quale gli Uffici sono costretti quotidianamente ad operare.
Cordiali saluti.

IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO
P.O. Donato Martino

Contributo alloggiativo a Modugno

Quando sarà versato il contributo alloggiativo agli aventi diritto? Qualche giorno fa abbiamo rivolto questa domanda al consigliere regionale Peppino LONGO che così ha risposto ieri: “Ho appreso che gli utenti residenti nei comuni di Modugno, Bitetto e Bitritto, oltre agli aventi diritto residenti  in Gravina, Santeramo, Altamura e Poggiorsini avranno a giorni il contributo  alloggiativo secondo la graduatoria che è stata depositata preso le URP dei rispetti comuni”. Il consigliere regionale Peppino LONGO si è adoperato per sbloccare l’iter che teneva in stand by tale contributo. “Il  ritardo nell’erogare le somme non è dipeso dagli uffici regionali, ma a causa delle pratiche non complete trasmesse agli uffici di piano da uno o più comuni dell’ambito sociale di zona di cui fanno parte i comuni sopraelencati”. Ha concluso Peppino LONGO.

Appena saremo in possesso di ulteriori dettagli avremo la premura di comunicarli.

 

Crisi del settore dell’informazione

diritto ad essere informati e ad informare a rischio.

Nell’era in cui regna incontrastato il social media, va recuperato il ruolo della testata editoriale di fiducia, nazionale o locale che sia.
Si è tenuto presso l’hotel Sheraton di Bari il convegno sugli stati generali dell’informazione organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil con lo scopo di affrontare i temi della crisi del settore dell’informazione a partire dalla situazione occupazionale; a rappresentare l’imprenditoria del settore, erano presenti alcuni dei più autorevoli capi d’azienda, tra cui il Direttore Generale di Telenorba, Giuseppe Spada. All’invito degli organizzatori ha aderito anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha voluto dare il suo contributo alla discussione proponendo idee e possibili soluzioni.
Dai vari interventi è emerso che, in generale, discutere attorno alla crisi del settore dell’informazione equivale a parlare di una crisi del sistema democratico all’interno di un paese. Informazione è: diritto alla conoscenza, diritto al sapere, diritto ad essere informati ma soprattutto diritto al pluralismo.  
A tutti i livelli e per tutti i mezzi di informazione, i dati statistici forniti nella relazione di apertura del segretario generale della Slc Cisl, Maria Luigia Bucci, sono impietosi.

Dai bilanci 2011 di 351 società che amministrano emittenti televisive locali operanti in Italia l’ammontare delle perdite d’esercizio del settore è giunto a 75,8 milioni di euro. Su 351 società, 226 hanno chiuso il bilancio in perdita, appunto per un totale di € 75,8 mln, mentre 125 hanno chiuso in utile per € 4,6 mln. Il saldo tra utile e perdite presenta, pertanto, un valore negativo pari a € -71,2 mln (€ -21.3 mln nel 2010).
Il settore è in recessione fin dal 2008 (-19 mln nel 2008, -43 mln nel 2009, -21 mln nel 2010 e, appunto, -71 mln nel 2011), anno coincidente con l’inizio della crisi mondiale e con l’avvio del digitale terrestre in Italia.

Negli anni precedenti il saldo tra utili e perdite è stato sempre positivo o quantomeno in pareggio. A conti fatti il saldo negativo tra utili e perdite negli ultimi quattro anni ammonta a circa 155 mln di euro.
Nel 2011 i ricavi totali (pubblicità + contributi pubblici e altri ricavi) sono stati pari a € 514 mln, in calo del 10% rispetto al 2010 e del 17% rispetto al 2008. I ricavi pubblicitari ammontano a € 391 mln (€ 425 mln nel 2010) in calo di oltre € 96 mln rispetto al 2008. Anche le altre fonti di entrate (contributi pubblici e ricavi diversi) presentano un calo di circa il 17% sull’anno precedente.

Sul banco degli imputati il passaggio delle regioni dal segnale analogico al digitale terrestre avvenuto nell’arco di quattro anni, iniziato con la Sardegna nel 2008  e terminato con la Sicilia nel 2012. Nato con l’idea di permettere una migliore qualità di segnale, di dare la possibilità di moltiplicare l’offerta e di intercettare un pubblico più ampio, di fatto la maggiore disponibilità di canali ha provocato una frammentazione dell’audience con conseguenze negative a livello di raccolta pubblicitaria. A questo si aggiungono gli ingenti costi tecnologici e di programmazione, se si pensa che il solo switch off ha comportato un investimento di 800 milioni da parte delle imprese televisive locali.
Il comparto dell’emittenza tv che in Puglia conta ben 46 televisioni locali e 500 dipendenti (un decimo dei dipendenti del comparto in Italia) è costretto a confrontarsi oggi con lo sviluppo e la presenza di forme alternative rispetto a quelle tradizionali quali le web tv.
La fruizione di web sul video risponde a necessità di soddisfare una nuova tipologia di spettatore, più esigente e meno disposto ad accontentarsi del tradizionale ascolto passivo della tv. Uno spettatore sempre più attento e attivo nella scelta di cose da vedere, dove vederlo e in quale momento.
Le statistiche dicono che un italiano su quattro si informa tramite internet, usa la rete per leggere o scaricare giornali, news e riviste. Questo dato che ad una prima analisi può sembrare elevato, viene molto ridimensionato ed esalta l’arretratezza del nostro paese, se confrontato con altri paesi europei: Francia e Germania hanno un penetrazione di internet superiore al 70% e l’Olanda raggiunge il 94%. La Puglia molto attiva in questo comparto, nel 2011 è risultata la terza regione italiana – dopo Lazio e Lombardia – per numero di web tv.

In questo quadro si aggiunge la crisi economica della carta stampata con un milione di copie al giorno vendute in meno e con un settore che per il quinto anno consecutivo registra dati negativi. Ciò si traduce in un calo degli introiti pubblicitari. Nei primi 4 mesi del 2013 le inserzioni hanno portato agli editori 2,1 miliardi di euro, il 18,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 (dati Nielsen). Sono andati persi quasi 500 milioni di euro e il calo riguarda sia i quotidiani, sia i periodici.
Dall’insieme di questi fattori la conclusione che si può trarre è: l’informazione è in affanno, ci sono sempre meno soldi, sono sempre più frequenti i ritardi nel pagamento dei contributi pubblici,  la pubblicità – che, solo per i periodici, costituisce il 20% delle entrate- diventa quindi elemento irrinunciabile in tutto il settore dell’informazione.
Peccato che non ci sia stata un’azione di governo tesa ad aiutare la ripresa del mercato  pubblicitario, per esempio con contributi alle imprese che investono in pubblicità, e che non si siano favorite reti integrate tra vari soggetti,  sarebbero servite modifiche normative. Il problema vero è il continuo cambiamento delle regole, che genera una situazione d’incertezza permanente, impedendo ai soggetti che operano nel settore di condividere scelte a medio-lungo termine.

I sindacati denunciano il grave stato in cui versa il settore e sottolineano quelle che sono le ragioni della crisi:
– tagli e ritardi dei contributi pubblici senza che nel contempo a livello governativo fossero realizzate le necessarie riforme strutturali (vedi l’auspicata riforma della legge Gasparri)
– processo di innovazione tecnologica insufficiente se è vero che i maggiori introiti derivano ancora dal cartaceo
– l’innalzamento dell’iva sui collaterali di natura editoriale non ha rappresentato certo un aiuto per le aziende.
– le ipotesi di riforma del sistema previdenziale avviate dal ministro Fornero sarebbero state letali; ancora oggi non è dato sapere come si modificherà e se si modificherà il sistema previdenziale lasciando così aziende e lavoratori in una preoccupante situazione di stallo mentre la crisi non si ferma.
La parola chiave diventa allora fare rete. Fare rete tra soggetti del territorio operanti nello stesso segmento e allo stesso livello della filiera e tra questi e analoghi soggetti di altre regioni, superando la storica ‘litigiosità’ del settore; Fare rete cercando di sanare la frattura tra l’emittenza locale e l’industria creativa del territorio del quale avrebbe potuto costituire fattore di forza e sviluppo; fare rete con la rete, sperimentare a livello locale nuovi prodotti e nuovi servizi e soprattutto un nuovo modo di valorizzare economicamente l’offerta.

Nell’epoca in cui ci fidiamo delle notizie suggerite da un amico su facebook e twitter, è importante che la testata editoriale di fiducia, nazionale o locale che sia, rappresenti una guida preziosa e ci sappia condurre per mano attraverso un bombardamento di informazioni sempre più caotico e assordante. Anche per garantirci alcuni principi fondamentali della sfera pubblica, cioè il diritto ad una informazione trasparente e pluralista.
Come sosteneva Alexis de Toc
queville
, agli inizi dell’800, ‘la democrazia è il potere di un popolo informato’ (da La democrazia in America, 1835/40).