“Troppi giornali a Modugno “, hanno detto in molti acquistando “Bari Sud Ovest”. Eppure l’hanno comprato. Per curiosità. Per vedere come era fatto, chi fosse l’editore e il direttore. Troppi giornali? E perché mai temere il pluralismo? Il confronto, la diversità, lo scambio non possono che essere positivi. Tranne in un caso: quando per farsi spazio si inizia a sgomitare, a calpestarsi e spintonarsi, rischiando di farsi del male. Allora no! Non va più bene. Certo il rischio c’è: di strillare la notizia più degli altri per raggiungere prima l’orecchio di chi ti ascolta; di gettare discredito su quanto dicono i colleghi per accaparrasi credibilità; di farsi portatori insani di principi, convinzioni e idee a seconda del “protettore” politico o economico di turno. Nel mondo dell’informazione locale il rischio manipolazione è alto. Molto alto. Un circolo vizioso. E allora? Allora, se giornalismo si deve fare che sia fatto bene. Mestiere difficile, non c’è dubbio. Nonostante i tanti libri guida del mestiere, non esiste un requisito di fondo, indispensabile, che non si impari a tavolino: la correttezza. La correttezza nei confronti di chi ci legge e crede a quello che scriviamo. Approfittare dell’altrui buona fede, forti del fatto di essere dall’altra parte, di poter avere il controllo della notizia, di quello che si dice e di come si dice, non significa essere buoni giornalisti. Questo però, non vuol dire che per fare giornalismo “come si deve” sia indispensabile avere preferenze politiche di palazzo.
Giornalisti di professione
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